Gaeta : Santuario della Montagna Spaccata (Gaeta). Arte, Storia, Cultura, Prodotti Tipici, Dove dormire, Dove mangiare in Provincia di Latina.




Provincia di Latina ► Santuario della Montagna Spaccata (Gaeta)

Informazioni storiche della Provincia di Latina

Il nostro percorso di visita a Gaeta non può che iniziare dal Santuario della SS. Trinità, meglio noto come "Santuario della Montagna Spaccata", che si trova nell'area del Parco Regionale di Monte Orlando. Il complesso architettonico risalente al- I'undicesimo secolo fu costruito dai monaci benedettini. Il nome con cui generalmente lo si individua è ricollegabile ad una spettacolare faglia che taglia in due la roccia calcarea del promontorio. La straordinaria bellezza del luogo e la suggestiva atmosfera hanno reso internazionale la fama della "Montagna Spaccata", tanto da essere meta di continui pellegrinaggi. La costruzione sacra si colloca in un contesto davvero singolare, circondato da eventi naturali legati misteriosamente a eventi mistici. Nelle aree circostanti il Santuario sono presenti infatti ben tre gigantesche fratture verticali nella roccia a picco sul mare che hanno allontanato le pareti di alcuni metri. La tradizione popolare associa la loro origine al terremoto che scosse la terra quando Cristo spirò sulla croce. Varcato il cancello di ingresso sulla sinistra si trova la Chiesa della SS. Trinità cui segue la prima grande frattura chiamata "Grotta del Turco." La chiesa della SS. Trinità fu costruita dai benedettini verso il 930. Nel 1 800 fu restaurata dai padri Francescani Alcantarini utilizzando uno stile semplice e sobrio secondo le usanze settecentesche. Un quadro della SS. Trinità con la Madonna e S. Erasmo, protettore di Gaeta, addobba l'altare maggiore. L'opera dei benedettini, costruttori e custodi dell'intero complesso per quasi nove secoli, dal 930 al 1788, è testimoniata dalla statua di S. Benedetto posta nella prima cappella a destra. Nella seconda si trova una scultura molto venerata raffigurante una pietà riconducibile a quella dello scultore G. Duprè. L'opera dei padri francescani alcantarini, che diressero il santuario per circa 40 anni, è testimoniata dalle statue di S. Francesco e S. Antonio. La consacrazione della chiesa, realizzata dal cardinale Gabriele Ferretti il 2 Settembre del 1849 ai tempi di Pio IX, è riportata su una piccola lapide a destra dell'entrata. A sinistra della chiesa si trova la lunga discesa che conduce alla "Grotta del Turco" così chiamata perchè serviva da rifugio ai pirati saraceni che di notte uscivano per depredare il litorale: per oltre 60 anni, dal- 1'846 fino alla battaglia del Garigliano del 9 15, Gaeta fu tormentata dalle scorrerie dei saraceni. Attraverso una scala costituita da ben 270 gradini si raggiungere una ampia cavità posta a livello del mare, scavata dall'incessante azione erosiva delle onde marine che scalzano le pareti basali.

Gaeta Grotta del Turco

La lunga discesa e l'impegnativa risalita sono compensate da uno spettacolo grandioso che la natura offre al visitatore con le onde del mare che si infrangono con tutta la loro energia all'interno dell'anfratto rimbombando sotto la volta. A destra della chiesa è presente la seconda spaccatura le cui pareti riportano in sequenza le tappe della Via Crucis in ricordo dell'evento cui si deve l'origine mitica del luogo. Le stazioni della Via Crucis furono erette nel 1849 in sostituzione delle 14 cappelle posizionate lungo la strada da Gaeta Vecchia al Santuario, demolite nello stesso anno da Re Ferdinando II per motivi militari. Le maioliche dei quadri sono di Raimondo Bruno (1849), i versi esplicativi sono attribuiti al poeta Metastasio. Al corridoio appena attraversato segue la cappella di San Filippo Neri costruita all'inizio del 1400. All'interno della cappella, i sacerdoti della congregazione vi collocarono il busto di San Filippo da cui prende il nome. Ai lati dell'altare si trovano due lapidi latine che raccontano la storia leggendaria della "montagna spaccata". La tela nell'orto fu realizzata da P. Angelo Pino; nell'angolo di destra una porticina conduce al piccolo cimitero dei padri alcantarini realizzato da Re Ferdinando Il; infine la lapide sulla destra copre la tomba del barone Alessandro Begani, prode difensore di Gaeta nell'assedio operato dai francesi nel 1815. San Filippo Neri nacque a Firenze il 21 luglio del 1515. Non ancora diciottenne si trasferì a San Germano vicino Montecassino per apprendere l'arte del commercio ospite di un suo zio. Spesso da Cassino veniva pellegrino al Santuario ove venerò il SS. Crocifisso. Ben presto si trasferì a Roma dove si dedicò alla preghiera approfondendo i suoi studi. Ancora laico fondò la Confraternita della SS. Trinità dei pellegrini e dei convalescenti aperta ai volontari che si occupavano degli ammalati e dell'accoglienza dei pellegrini nell'anno santo 1550. Nel 155 1 fu ordinato prete ed andò a vivere nel convitto ecclesiastico di San Girolamo dove gli fu attribuito il dono di "saper leggere nei cuori". Nella sua vita si adoperò per allontanare i giovani dal male attraverso gli oratori nei quali si eseguivano letture spirituali; la sua opera fu contraddistinta sempre dalla letizia d'animo e dal fervore nel servire Dio. Dalla cappella di San Filippo una scalinata di 35 gradini percorre la fenditura più interessante e profonda, quella centrale, spaccatasi, secondo la leggenda, al momento della crocifissione e della morte di Gesù. Il terremoto che colpì Gerusalemme al momento dell'ultima esalazione del Cristo, pare sia stato riflesso proprio qui, spaccando una montagna intera. Il visitatore che percorre la scala può notare la perfetta corrispondenza tra le sporgenze e le rientranze delle due pareti che formano così un incastro perfetto. Sulla roccia a sinistra è posta una targa in marmo che ricorda le parole del Vangelo: "Alla morte di Gesù la terra tremò e le rocce si spaccarono" (Mt. 27, 51 ) I medaglioni con il monogramma di Gesù (JHS) scolpiti in diversi punti sulla roccia risalgono al quindicesimo secolo, tempo in cui visse S.Bernardino da Siena.

Targa in latino che ricorda la fusione della roccia al tocco della Mano del Turco

Sempre all'interno di questa fenditura, sulla destra del tratto finale, è possibile trovare un segno di una mano impresso nella roccia, la cosiddetta "mano del turco". Secondo la leggenda infatti,-un visitatore miscredente, forse un musulmano turco, rifiutandosi di credere che la montagna si era spaccata alla morte di Gesù, per saggiare la veridicità del miracoloso evento, toccò la roccia che si fuse come lava al solo tocco del miscredente. Il distico latino ricorda così il fatto: "un incredulo si rifiutò di credere che la tradizione riferisce, lo prova questa roccia rammollitasi (li al tocco delle sue dita" (sec. XV). Poco più avanti, sempre sulla destra, si trova il cosiddetto "letto di San Filippo Neri": il religioso, che spesso si attardava nella cappella raccogliendosi in preghiera meditando la passione del Signore, trovava poi ricovero sopra questa nuda roccia. La cappella del crocifisso conclude, in maniera del tutto singolare, il percorso attraverso la fenditura. La costruzione, risalente al XIV secolo, poggia su un masso gigantesco caduto dalle sommità della montagna e rimasto sospeso ed incastrato nella fenditura a trenta metri di altezza sul mare. Una piccola scala in ferro posta sulla sinistra consente di raggiungere la spettacolare terrazza costruita sopra la cappella dalla quale si gode di un suggestivo panorama sulle pareti rocciose a strapiombo sul mare sottostante. Nella cappella ove San Filippo Neri decise di abbandonare il mondo e darsi a Dio, si venera un miracoloso crocifisso ligneo del 1 400. Molti furono i santi e personaggi illustri che nel corso degli anni fecero visita al miracoloso crocifisso: Pio IX la frequentò ripetutamente anche in processione solenne con la corte di Ferdinando II il venerdi Santo del 1849. Dal Santuario è possibile accedere direttamente alla vista del parco oltrepassando un cancello, che i frati tengono sempre aperto, posto sulla sinistra in prossimità dell'accesso alla scala che conduce alla Grotta del Turco.


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